“Tempi non facili” li ha definiti il Commissario europeo alla difesa e allo spazio, Andrius Kubilius, nel suo breve discorso a Zagabria durante la cerimonia per la firma dell’accordo relativo allo strumento SAFE.
“Sfide e minacce sono molto visibili” ha detto Kubilius in apertura, richiamando le guerre in corso in Ucraina e in Iran, e puntando il dito verso “i partner transatlantici che stanno ridefinendo la loro nuova strategia e ci chiedono di assumerci la responsabilità primaria della difesa convenzionale europea, mentre loro manterranno una responsabilità secondaria”.
Serve un’Unione europea più forte ed autonoma nel garantire la propria sicurezza, questo il senso degli incontri che il Commissario sta portando avanti negli otto Paesi che hanno ottenuto l’approvazione del Consiglio per l’accesso ai prestiti del programma per l’industria della difesa Security Action for Europe (SAFE). Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Spagna, Croazia, Portogallo e Romania, potranno quindi accedere ai 150 miliardi di euro totali di SAFE.
Se confrontiamo le cifre richieste dai singoli Stati membri, le differenze sono esorbitanti.
La Croazia ha chiesto 1,7 miliardi di prestiti, così come Estonia e Cipro che hanno chiesto poco più di un miliardo. Sul podio dei Paesi che, invece, hanno fatto richiesta di più soldi in prestiti troviamo: al primo posto la Polonia con oltre 43 miliardi di euro, al secondo la Romania (16 miliardi) e al terzo l’Italia, che ha chiesto 14,9 miliardi di euro una cifra in qualche modo ingiustificata se paragonata con le esigenze di Paesi che invece confinano con la Russia o hanno subito incursioni di droni e interferenze sul piano democratico da parte russa. Roma si trova in una situazione spinosa per via dell’alto debito pubblico e con una frattura tra ministero dell’Economia – reticente a richiedere il prestito – e ministero della Difesa, che preme invece per portare l’Italia nel programma.
A margine della presentazione della nuova piattaforma digitale per la Difesa – uno strumento pensato per mettere in un dialogo trasparente le aziende grandi e le Pmi con il dicastero – il ministro alla difesa, Guido Crosetto, ha detto che starebbe aspettando la decisione del ministero dell’Economia e delle Finanze rispetto all’adesione dell’Italia al programma.
“Ho scritto una lettera a Giorgetti e ne ho rimandato un’altra ieri per sapere qual è la decisione del Mef in merito. Attendo la risposta: non sono né pessimista, né ottimista”, ha commentato il ministro.
Kubilius elogia la leva militare
“La Croazia sta mettendo in campo molte iniziative a livello nazionale che servono da stimolo (per gli altri Paesi)”, ha aperto Kubilius, “come la recente introduzione della leva militare obbligatoria”. “Un ottimo esempio per quei Paesi che stanno ancora discutendo su come rafforzare le proprie forze armate” ha ribadito nella conferenza stampa di questo pomeriggio.
Dal 9 marzo, la Croazia ha ufficialmente reintrodotto il sevizio militare militare per gli over 19, obbligatorio per gli uomini e volontario per le donne. Si tratta di una scelta non da poco per il Paese balcanico che aveva abolito la leva nel 2008. Ora i giovani croati si troveranno a dover ricevere due mesi di addestramento retribuito (circa 2.200 euro al mese) e saranno poi conteggiati fra i riservisti fino al compimento di 55 anni. Tuttavia, dato che la Costituzione prevede l’obiezione di coscienza, il governo ha lasciato la possibilità di scegliere, in alternativa, di prestare tre mesi di servizio volontario e non retribuito presso la Protezione civile nazionale oppure quattro mesi in enti locali. L’obiettivo della Croazia è raggiungere 4.000 nuove reclute all’anno.
Il dibattito sulla leva militare sta animando le capitali di tutta Europa. Il caso più recente, e che ha fatto più scalpore, ha riguardato la Germania. A gennaio, infatti, il governo tedesco ha stabilito un sistema moderno di registrazione obbligatoria e di monitoraggio del servizio militare per tutti i cittadini diciottenni che vivono nel Paese. Al compimento della maggiore età i ragazzi – solo gli uomini – sono chiamati a compilare un questionario dove segnalare la propria disponibilità, o meno, a prestare il servizio militare.
Per adesso è su base volontaria, anche se sul sito del Ministero per la difesa si precisa che è ancora in vigore la legge sulla leva obbligatoria, ma che è al momento sospesa, anche se, si precisa nel sito, “(la sospensione) potrà essere revocata anche mediante una nuova legge, qualora la situazione di sicurezza lo richieda e non sia possibile reclutare personale sufficiente”.
Non solo armi, ma anche “prontezza istituzionale”
Le armi da sole non bastano. E’ questo quello che il Commissario ha detto molto apertamente nel suo intervento, e che dice da un po’ di tempo. Serve un coordinamento politico maggiore fra gli Stati europei anche nell’ambito della difesa.
“Molte questioni richiederanno la nostra attenzione, non solo dal punto di vista materiale, della prontezza materiale della difesa, ma anche della prontezza istituzionale della difesa” ha detto Kubilius. “Sarà necessario discutere del pilastro europeo della NATO e dell’Articolo 42.7. So che i primi ministri stanno già discutendo tra loro e che emergeranno anche altre questioni”.
L’articolo 42 dei Trattati al paragrafo 7 stabilisce la clausola di mutua difesa, che si attiva qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso. Tuttavia, non è mai stato chiarito come avverrebbe questo coordinamento fra Stati e chi lo dovrebbe guidare.

